Nel 2025 la domanda estera di immobili in Italia registra una lieve flessione complessiva, pari a circa il 6% rispetto all’anno precedente. Il dato, però, non racconta un mercato in difficoltà, bensì una fase di trasformazione profonda. Se si guarda agli ultimi cinque anni, infatti, le richieste dall’estero sono cresciute di oltre il 65%, segno di un interesse strutturale e duraturo verso il patrimonio abitativo italiano.
Il rallentamento è dovuto in gran parte alla contrazione dei due mercati storicamente più forti: Stati Uniti e Germania. Gli americani restano il primo bacino di provenienza, con circa un quarto delle richieste totali, ma nel 2025 segnano un calo superiore al 20%. Anche la Germania arretra, seppure in modo meno marcato. Su questi andamenti pesano fattori macroeconomici e geopolitici, oltre a una maggiore cautela negli investimenti all’estero. Se si escludesse il solo dato statunitense, il mercato apparirebbe sostanzialmente stabile.
Cambia anche la geografia interna dell’Italia. La Toscana resta la regione più amata, ma perde parte della sua centralità, come accade anche a Liguria, Lombardia e Umbria. Non si tratta di una perdita di fascino, bensì di una naturale saturazione dei mercati più maturi e costosi. Crescono invece aree considerate fino a pochi anni fa secondarie, come il Trentino-Alto Adige, il Friuli-Venezia Giulia, il Piemonte, la Basilicata e il Veneto, territori che offrono qualità della vita, paesaggi distintivi e prezzi più accessibili.
Il vero cambiamento emerge a livello locale. Province e piccoli comuni diventano protagonisti, intercettando acquirenti in cerca di autenticità, natura e ritmi più lenti. L’Italia “diffusa” entra nei radar internazionali, superando la tradizionale centralità delle grandi città. Tra i comuni più desiderati spicca ancora Ostuni, seguita da altre località del Sud e dei borghi storici, mentre tra le metropoli Roma guida l’interesse, anche grazie alla spinta del Giubileo.
L’Italia continua dunque a esercitare un forte richiamo internazionale, ma lo fa in modo nuovo. Meno dipendenza da pochi grandi Paesi, più varietà di provenienze; meno concentrazione su poche regioni iconiche, più attenzione a borghi, province e territori emergenti. Una trasformazione che ridisegna la mappa dell’interesse straniero e apre opportunità concrete per aree finora rimaste ai margini dei grandi flussi immobiliari.


