Vuoi affittare casa? L’agente immobiliare ti propone un contratto con cedolare secca? Ecco qualche utile informazione per sapere cosa comporta in termini di spesa e fiscali.

La cedolare secca sugli affitti dà la possibilità di tassare il reddito relativo ai canoni di locazione percepiti con un’aliquota fissa, quest’anno al 21% e al 10%, al posto di una tassazione relativa ad aliquote e scaglioni Irpef. Per questo motivo, stipulare un contratto con cedolare secca conviene quasi sempre, proprio per via delle agevolazioni previste.

Cedolare secca 2018

La Legge di Bilancio 2018 ha prorogato la cedolare secca al 10% fino al 2019, evitando che l’aliquota della tassazione agevolata lievitasse al 15%. In più, dallo scorso anno la cedolare secca è stata estesa anche alle locazioni brevi. Inoltre, il DL 193/2016 collegato alla Legge di Bilancio 2017 ha previsto il mantenimento del regime agevolato anche in caso di mancata comunicazione della proroga di contratto, a patto di avere un comportamento concludente e coerente, come ad esempio erogare le somme di denaro richieste dall’Erario.

Dunque:

  • Il proprietario di casa può optare per la cedolare secca al 10% o al 21% nel rispetto di determinate regole e requisiti.
  • La cedolare secca è esclusa nel caso in cui l’affitto sia stipulato ai fini dell’esercizio di attività ‘impresa, arti e professioni.
  • La tassazione a cedolare secca sostituisce, nell’aliquota agevolata, la tassazione dovuta a Irpef, addizionali comunali e regionali, imposta di registro e rimposta di bollo. Insomma, tutte queste voci si riassumono in una sola aliquota.
  • Attenzione, perché mentre la cedolare secca al 10% potrebbe essere innegabilmente vantaggiosa, quella al 21%. Questo perché il reddito fondiario assoggettato a cedolare secca viene di fatto inglobato nel reddito complessivo ai fini del calcolo legato al possesso dei requisiti reddituali e fiscali previsti per ottenere agevolazioni e detrazioni varie.
  • La cedolare secca prevede alcuni vincoli per il proprietario, tra cui la rinuncia, per un periodo uguale alla durata dell’opzione, di richiesta dell’aggiornamento del canone, ivi compresa la rivalutazione per adeguamento Istat.

Quando il 10% e quando il 21%

  • cedolare secca 10% per contratti a canone concordato in Comuni con mancanza di soluzioni abitative o densamente popolati, per contratti d’affitto a studenti universitari e nei Comuni in cui vi sono state calamità naturali;
  • cedolare secca 21% per contratti d’affitto a canone libero.
  • Recentemente l’Agenzia delle Entrate ha specificato che la cedolare secca 10% si applica anche agli affitti transitori disciplinati dalla legge n. 431 del 1998.